mercoledì 17 luglio 2013

Promossa a pieni voti “EasyBeauty” di Pirri. Promenade tragicomica tra le profumerie cagliaritane. L’etica del consumo.


Partiamo dall’assunto che l’etica del consumo è una questione seria anche se “Oggi si vanno a comprare le vesti in Cina, a cercare le perle negli abissi del Mar Rosso e lo smeraldo nelle viscere della terra. E per di più si è inventato di bucar le orecchie: non bastava è chiaro portare gioielli al collo, fra i capelli o alle mani, dovevano essere conficcati” ….non ho gustato a scrocco le considerazioni dei vecchietti seduti a prender aria sulle seggiole di raffia lungo il mio ameno quartiere in prossimità del Poetto; quel che sembra cronaca recente è invece Plinio il Vecchio (23-79 d. C.) che girando gli occhi in bianco con il suo solito fare tra lo snob e l’anticonformista…ma le sue proverbiali eruzioni pliniane - in tema di moda - ci stanno…non dimentichiamo che doveva murrungiare (argomentare) su tutto in tempo reale e un po’ per questo un po’ per la curiosità (che rimproverava alle donne) morì naso all’aria sotto il Vesuvio che distruggeva Pompei, Ercolano e Stabia. Però Plinio era un dritto e tra la Filosofia (gentili lettori: quella vera, che possedeva in dimensione enciclopedica non quella delle squinzie che fanno due cerette in nero e sostengono di fare “Estetica”), l’Astronomia, l’Antropologia, la Psicologia e la Metallurgia era anche un perfetto conoscitore dei segreti dell’Erboristeria e dei relativi prodigi cosmetici e medicamentosi delle erbe. Analogo discorso non si può certo fare per la stragrande maggioranza delle profumiere barra erboriste barra commesse pitturate e assistenti all’immagine di tante farmacie fashion del capoluogo sardo. Non è facile ne piacevole combattere la propria allergia al nichel in pieno luglio, torrido e africano della magnifica nostra città, ma, sì sa, le fanciulle adorano lo shopping, un po’ oltre la norma considerando che i cromosomi italiani custodiscono i geni della moda (ragazzi questa è scienza, che si può fare?!) e un po’ perché ogni istanza dell’epoca moderna è basata su significativi dosaggi di follìa: dal tifo negli stadi, dal rifiuto di Dio perché non c’è e non si vede ma la corsa agli oroscopi che invece è razionalissima (mah?), potremmo antiteticamente continuare per ore, mentre – naturalmente – giriamo per profumerie e affini. In mezzo a cotanta geremiade circa l’universo beauty per me sale sul podio la piaga della make up assistant che ti venderebbe anche la mamma, che in termini di marketing ha una controproduttività pari solo all’esposizione di un prodotto scaduto da dieci anni a pari merito con la quasi sistematica ignoranza della commessina pitturata che non capisce assolutamente nulla di epidermide e allergie. Perché dovrei credere che mi ami come la tua gemella omozigote se mi vuoi far cadere la pelle a pezzi? Bene, vie del centro e rughe urbane a scendere sono sistemate: parliamo dei centri commerciali. E’ dell’altro giorno la tristissima esperienza presso la profumeria-erboristeria barra tutto quello che si vuole visto che c’erano pure taccuini e spugnette, in cui mi sono avventurata perché il complesso commerciale aiuta a risparmiare tanto tempo. Dopo aver dovuto spendere parecchi quattrini per prodotti che non mi scorticassero viso e corpo per via di INCI dubbi e molesti (chiaramente non suggeriti dall’assistente, non sia mai che sprechino una parola più del dovuto quando sanno che l’acquisto è sicuro) mi reco alla cassa e dopo aver pagato chiedo la cortesia di qualche CAMPIONCINO dimostrativo di profumi che non mi facciano sanguinare i pori del collo come spesso capita con alcool, eau de toilette & consimili. Mai l’avessi fatto: chiaramente li aveva terminati due nanosecondi prima, in tutta risposta mi ha chiesto di tendere il braccio (e la tentazione di sferrarle un gancio è stata abbastanza forte) e mi ha spruzzato un flacone COMMERCIABILE (ladra, perché magari un’ignara signora l’ha acquistato a prezzo pieno due istanti dopo), nel chiaro tentativo di rifilarmi un impiastro alcoolico che sapeva di cane bagnato sul quale neppure il Nelsen piatti ha potuto molto. Sì, la triste piaga del campione dimostrativo con cui commesse e commessuole fanno gli onori di casa ad amiche varie, anche se il dubbio di un commercio parallelo è sempre più fondato ohimè. Ma veniamo alle note rosee: la “Easy Beauty” di Pirri, un’oasi cosmetica che ricorda le botteghe d’epoca, che riempie il cuore di calore e dove hai la sensazione di prendere un the con tua sorella più saggia che ti da’ tanti consigli e se non trovi nulla al caso tuo ti dice con precisione quando potrai tornare a colpo sicuro. Erano anni anni e anni di onorato shopping che non mi accadeva…e a fine acquisto, manco a dirlo: arrivano gli agognati campioncini. Umanità, calore e senso dell’etica del consumo con relativa convenienza. Questo ho trovato a “Easy Beauty”.



















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