lunedì 2 settembre 2013

CLAUDIA TRONCI:LA STORIA DELLA TELEVISIONE SARDA HA IL VOLTO PULITO DELLA MERITOCRAZIA

Claudia Tronci. Finale III stagione di "Di che danza 6?".
Foto: Paolo Magnanelli
Negli abiti di Eleonora d'Arborea al XIX Corteo Storico Medievale Iglesias
Foto: Ignazio Vacca
“Io ballo da sola” è il titolo dell’evocativa e agrodolce pellicola di Bernardo Bertolucci (1996) che in tutto e per tutto - meno in tema di giovinezza e seducente femminilità-  è lontana dal mood frizzante e vivace del ballo, ormai altrettanto famoso in terra sarda, del “Di che danza 6?” televisivo di Claudia Tronci. Nonostante la giovane età la Tronci ha maturato un’originalità ricca di smalti e di energici contrappunti: basti pensare alla collaborazione con diversi Comuni sardi presso i quali contribuisce a progetti di socializzazione attraverso le discipline artistiche della danza e del teatro.

Foto: Alessandrino Crastulo Photography
AClaudia, che è  parte integrante della Storia della Televisione Sarda, il fuoco effimero  e fuligginoso della notorietà facile, raggiunto da colleghe che hanno seguito  ben più audaci traiettorie, non  ammalia. Ha in ogni suo programma, più o meno dichiaratamente, cercato di estirpare la mala pianta dell’ozio nel giovane deluso  dall’inutilità dello studio, dalla non riconosciuta meritocrazia fino ad annientare con il sorriso il frutto avvelenato di un agonismo logorante tra giovani artisti. Seguendola sugli schermi tv non può non venire in mente il concetto di meritocrazia. Un’infanzia trascorsa a strutturare il proprio corpo con la danza, a studiare, aggiornarsi, lavorare lavorare lavorare perché per la Tronci nulla si può lasciare all’improvvisazione, men che meno alla fortuna del grosso colpo della vita, quello che impigrisce chi lo riceve e frustra quanti lavorano sodo senza l’opportunità della giusta valorizzazione. 

Foto Matteo Melis
Foto Marcello Trois
Foto Peppuccio Trudu
 La Tronci è quanto di più lontano da soubrette e starlettine televisive quei “prodotti” del teleschermo straconfezionati che si irritano se gli interlocutori non si comportano da scolari. L’immediato, il subito, il qui non è roba con il quale barattare lavoro, passione e dedizione. La maturità professionale viene da molteplici esperienze in cui spontaneità e sicurezza risultano sbalorditivamente inalterate sia in caso di talk politico che di intrattenimento strettamente inteso. Ogni programma della botticelliana conduttrice di Videolina ha una mission precisa e una cura del particolare da vera perita del settore. Regista per necessità professionale, coreografa per naturale gemmazione, ma prima di ogni altra cosa ballerina per pura, incontrollabile passione.  Si può ben addire a lei il motto “sono realista perciò pretendo l’impossibile”, a lei che è stata disposta a lavorare fin da bambina per arrivare dov'è ora. Ci sono personaggi che diventano familiari attraverso i media, altri diventano amici: Claudia Tronci è una di queste.
Foto: Michele Vacca

Foto: Valentino Deiana
D: Assodato che ogni avanguardia è stata considerata pop (persino Goethe!) secondo lei Quanto ha inciso la cultura pop nel favorire la crescita di un fenomeno, quasi antropologico, come i Talent televisivi? “Amici” et similia, ha quasi sdoganato la disquisizione forbita dell’argomento danza pop, basti vedere il parterre di giornalisti e artisti di primo livello presenti durante le finali della trasmissione. Permangono però le dolenti note della fomentazione di un agonismo esasperato che anima talvolta giovani non proprio esordienti (ragazze di dubbio talento, già ritoccate dal chirurgo e avvistate su yacht famosi già in tenerissima età). Qual è la sua opinione in proposito?R: Non è semplice rispondere a questa domanda in quanto trovo tante tantissime risposte che fanno nascere tante tantissime altre domande. Credo in generale che la televisione sia un mezzo molto importante e ogni persona che ci lavora ne fa l’uso che crede. Per me la televisione è un mezzo di comunicazione intelligente che riesce a far entrare nelle case dei telespettatori ciò che noi proponiamo.  Chi fa programmi seri e  impegnativi, chi li fa leggeri, chi li fa troppo pesanti. A tutte queste categorie corrispondono le diverse tipologie di pubblico. Nel mio caso, ho scelto di fare una televisione sana, educata, senza parolacce, senza litigi, senza urla e soprattutto senza escludere il contenuto principale: la danza, il ballo e la sana competizione. La mia trasmissione nasce per la divulgazione della danza in tutte le sue forme, da quelle a indirizzo teatrale, a quelle sportive a quelle urbane, orientali e i balli di coppia. Vengono coinvolti dagli 80 ai 100 allievi per puntata e il mio obbiettivo primario non è la competizione ma regalare al ragazzo l’esperienza, dei consigli, delle emozioni. Il gioco che noi creiamo con la valutazione della nostra giuria tecnica, che ho scelto per la grande esperienza,è un modo per far ruotare le scuole più meritevoli e con il televoto promuovere quelle che il pubblico vuole rivedere, ma alla base c’è sempre l’incoraggiamento. È vero che può ricordare i talent show nazionali ma Di che danza 6? ha un obbiettivo diverso. Vogliamo creare uno stimolo a crescere. Ogni volta che i ragazzi tornano in trasmissione sono più carichi, più sicuri, più forti. Obbiettivo raggiunto!  D: Scusi la domanda un po’ sarcastica ma a giudicare dalla perizia calcistica di alcune soubrette che, secondo antica consuetudine, sono deputate all’analisi dello sport ammiraglio ci si aspetta che da un momento all’altro esclamino : “Bene, ora parliamo di pedate e dintorni o di fatti pallonari” , lei si occupa, similmente, di intrattenimento ma è facilmente ravvisabile tanta preparazione: ci può parlare degli anni della sua formazione?
R: Io ho iniziato a studiare danza classica quando avevo 12 anni grazie a un programma tv intitolato Maratona d’estate su Rai 1, condotto da un grandissimo critico di danza che era Vittoria Ottolenghi. 
La conduttrice tv durante il suo primo saggio di danza
Mia madre si accorse subito di quanto io amassi quest’arte. Da allora ho continuato la mia formazione tutta Sarda, la mia ultima insegnante è stata Assunta Pittaluga che non solo mi ha insegnato la tecnica ma anche a viverla con il sorriso. Naturalmente ho arricchito tutto con stage e seminari  di maestri nazionali e internazionali. Ho avuto anche la mia esperienza fuori dall’ isola ma li mi accorsi che volevo viverla in un'altra maniera e tornando in Sardegna nel 2007 ho bussato alla porta di Videolina ( con cui avevo già collaborato per diverse trasmissioni) proponendo un progetto sulla danza, dopo il primo di 4 puntate in quello stesso anno, scrivo il secondo e nel 2010 nasce Di che danza 6?. Grazie alla mia famiglia, che ha fondato la scuola di danza Arabesque a Terralba,  ho potuto realizzare e sviluppare tante idee, dal 1995 al 2005 l’appuntamento con la danza in Sardegna era da noi, DANCE MEETING TERRALBA. In tempi in cui le scuole erano poche e non si collaborava tanto, noi ci siamo riusciti. Una rassegna regionale che accoglieva 200 ballerini ogni serata per l appuntamento che spesso ci impegnava 2 sere di spettacolo per la nutrita partecipazione da tutta la Sardegna. Questa esperienza di Palcoscenico e di scambio mi ha portato a realizzare un progetto simile in tv con la differenza che in tv c’è una giuria.  
Ho studiato recitazione che mi ha insegnato tanto, recitando in teatro per il circuito scolastico e in decentramento e quella è stata una grande palestra. L’esperienza più importante è stata affrontare un audizione e venire ammessa a danzare con altre 15 colleghe sarde con la compagnia del teatro Kirov di Sanpietroburgo, una delle compagnie di balletto più importante al mondo. Ho unito le mie 2 passioni Danza e Tv ed è nato Di che danza 6? Dopo 3 anni di lavoro a cercare la formula più giusta, è nato da me e curo tutto personalmente. Prodotto da Videolina, la regia televisiva è di Angelo Palla.

D: Sono cambiate abitudini e ossessioni e la Sardegna fa parte del mondo ma a nostro parere fare bene lo spettacolo è  occasione per creare  un sorriso non sono le alienazioni del pensiero dal mondo e dal modo di vivere, insomma munizioni per affrontare l’esistenza. Però è anche vero che quando il pavone fa la ruota per farsi notare, drizzando le sue belle piume, scopre tutto il resto e fa vedere da tutte le parti ciò che ha di meno bello..può dirci a tal proposito da cosa metterebbe in guardia quei giovani che decidono di ricalcare le sue orme nel mondo dello spettacolo?
Steve La Chance e la conduttrice e ballerina.
Il celeberrimo coreografo è stato insegnante dell'artista sarda.
Claudia Tronci ha intervistato La Chance in occasione della finale
del programma  da lei ideato e condotto.


R: Il mondo dello spettacolo come in tutti gli ambiti lavorativi ha i suoi pregi e i suoi difetti. Il mio consiglio è sicuramente crederci! Credere che anche qui in un mondo “fantastico” ci siano solide basi. Una sicuramente è lo studio, una buona preparazione un continuo arricchimento del proprio bagaglio personale. È importante secondo me, aprire la propria mente e spaziare, non fossilizzarsi su una disciplina ma curiosare e fare tante altre esperienze. Io personalmente ho iniziato a studiare danza, classica, moderna ( non ho più smesso e sono un’ insegnante di danza) ho fatto la fotomodella e sono stata testimonial di tante campagne pubblicitarie. Poi la prima trasmissione “Sindaco per un minuto”, video musicali,spot tv e l’attrice per uno spot di una nota azienda che mi vedeva nei panni di bombolaia ad insegnare il corretto uso del gas domestico. Cosa c’entra con la danza? Niente!! Ma fa parte del bagaglio personale io non mi sono limitata alla danza e questo mi ha portato ad essere la Claudia Tronci che oggi conoscete.  Ricordate lucidate le scarpette? E  la sigla dove interpreto la segretaria?  tutto ciò che di artistico richiede la trasmissione è ideato da me. Vi confido che anche io, nel 2001, ho partecipato ai provini di “Amici”. Con le mie sorelle presi il mio primo aereo per Roma, Cinecittà. 7000 persone in fila con me. Non sono entrata a far parte del cast ma ho avuto la soddisfazione di essere tra le 6 che in quel momento la commissione doveva selezionare. Steve La Chance prese il microfono e disse “ tu, con i panta neri e maglia bianca, capelli raccolti e senza trucco, fai un passo avanti! è vera l’età che scrivi nel tuo foglio d’iscrizione?” io timidamente  feci il passo avanti pensando che dovesse dirmi che ero scarsa e vecchia e non ci facevo nulla tra le 18enni,  invece con tono imperativo disse “ guardate questa ragazza!! Io diventai sempre più piccola nel  silenzio di tutto lo studio, mi chiese di dire a voce alta la mia età. Io ho 26 anni dissi..timidamente. Lui “vi serva d’esempio questa ragazza,  passa lei di questo gruppo”. Io non potevo crederci, ero contenta anche cosi!! Potevo tornare a casa! Poi ci fu l’ audizione del canto ma non ci fu nessuna comunicazione per me.  Non mi sono arresa e ho continuato a credere in questo lavoro. Non sono entrata nel cast di  amici ma, due anni dopo, ho ballato con una delle compagnie più importanti del mondo. Il segreto secondo me è essere sempre se stessi e non arrendersi se un’ audizione, un provino , un casting non sono andati bene. Il motivo non è perché non sei bravo, ma il regista o il coreografo hanno un idea precisa quando cercano interpreti e prima o poi si trova chi cerca noi.  Testa alta e piedini per terra, pronti per un'altra sfida!!
Foto di Donato Tore
D: Siamo curiosi: progetti futuri???
R: Progetti per il futuro??? La mia 4° stagione ricca di nuovi ospiti, novità nel format !! Non vi anticipo altro ma le mie maniche sono già rimboccate!!
Foto di Claudia Peddis
Foto di Monica Tronci

1 commento:

  1. Che bel post!! meritatissimo per una come Claudia. Concordo su tutto. Una personalità rara al giorno d'oggi. Complimenti a te per la bella analisi e a Claudia per la sua professionalità.

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